INTERVISTA ESCLUSIVA - Leonardo Bonetti all’esordio con Un amore rubato
L’INTERVISTA - Leonardo Bonetti, 53enne regista romano, è un apprezzato poeta e scrittore italiano, con una grandissima passione per la musica che da sempre accompagna, indispensabile colonna sonora, la sua vita e le sue esperienze artistiche. Alla vigilia della proiezione del suo film ad Affabulazione ha rilasciato ad Ostia Tv un’intervista in esclusiva nella quale risponde alle nostre domande, raccontandosi con grandissima disponibilità. Buona lettura!
D. Nasce come un apprezzato scrittore: quando arriva il cinema nella sua vita? Ci sono un film o un regista che l’hanno indotta a cimentarsi in questa forma di arte?
R. In realtà le mie prime esperienze artistiche sono legate alla musica. Tanto che tuttora non riesco a concepire un'opera che in forma musicale. Che sia letteratura o cinema sempre prevale in me il senso dell'armonia e del ritmo attraverso cui prende forma, sempre, la creazione. Come mi capita di ripetere spesso, non sono un purista, ma una persona attenta alle forme e alla sostanza misteriosa dell'espressivo. Amo il cinema, naturalmente, oltre alla musica e alla letteratura. E se devo essere sincero il regista che ha cambiato la mia vita, il mio modo di vedere il mondo, aprendomi letteralmente dentro, è stato senz'altro Andrej Tarkovskij. E questo è accaduto ormai più di dieci anni fa.
D. Con Un amore rubato esordisce nel lungometraggio dopo il medio del 2015: ha ritenuto fosse giunto il momento opportuno?
R. Sembrerà strano, ma non è stata una decisione presa a tavolino. Non ho mai l'esatta percezione della forma in cui si concretizzerà il lavoro che intraprendo. Non sapevo che sarebbe diventato un lungometraggio, all'inizio. D'altronde è quello che mi capita spesso. Nei confronti dell'espressione artistica cerco di mettermi in ascolto. Perché quando c'è un'urgenza non è più possibile opporre resistenza. Se non mettendo a repentaglio la vita stessa dell'opera. Così quando è arrivato il momento non c'è stato nulla da fare. Il film s'è fatto al di là della nostra volontà di farlo. Ci spingeva a compierlo. Ed è stata un'avventura indimenticabile.
D. Come nasce il film? Che cosa l’ha ispirata, se posso usare questa espressione?
R. Sono partito dai personaggi, dai luoghi. Un condominio della periferia romana (che conoscevo bene), una ragazza ed un ladruncolo che si incrociano per le scale. Sono partito dalla scintilla, insomma, dal luogo e dall'incontro dal quale prende vita una storia. E non mi sono messo di mezzo: ho lasciato che i personaggi si facessero da soli, ho dato ascolto alla loro natura.
D. Ha incontrato difficoltà come regista esordiente nel trovare finanziamenti?
R. Le difficoltà sono state tante. Ma le abbiamo affrontate una ad una, con fiducia e determinazione. Un amore rubato è un film autoprodotto ma dai costi altissimi. Abnegazione, dedizione, cura. Un impiego di capacità artistiche ed espressive inimmaginabili. E’ davvero difficile riuscire a quantificare lo sforzo messo in campo per portare a termine un lavoro di questo genere. Abbiamo chiesto a tutti coloro che hanno partecipato un impegno davvero gravoso.
D. Quanto è durata la lavorazione e con quale criterio ha scelto gli attori?
R. La scrittura ha portato via circa sei mesi mentre le riprese vere e proprie si sono concentrate nel corso della scorsa estate. Per il montaggio e la postproduzione audio e video ci sono voluti altri sei mesi circa. Per gli attori abbiamo scelto persone con le quali avevamo un'affinità, una relazione. Tutti rigorosamente non professionisti che, però, hanno dato prova di grande qualità recitativa.
D. Come definirebbe il suo ‘genere’? Vuole raccontare qualcosa di nuovo lanciando magari un ‘messaggio’?
R. Non ho mai considerato la creatività come un'operazione intellettuale. In un'opera si riversa la sensibilità, l'esperienza, la cultura non di una sola persona, di un autore, ma del mondo che è in grado di rappresentare. In questa funzione di testimonianza propria di chi scrive, in questa discrezione e capacità di fare un passo indietro, credo profondamente. Quando scrivo non penso di dover dare messaggi. L'artista non è depositario di verità cui altri sono esclusi, non vive posizioni privilegiate. La sua specificità, la sua verità, è nella forma con la quale dà voce al mondo invisibile venuto alla luce suo malgrado. Non è lui il padrone della sua storia. E le chiavi di lettura, le interpretazioni del suo mondo, saranno appannaggio solo di chi entra nel cerchio magico dell'opera.
D. Quando è stato presentato il film e che accoglienza ha avuto?
R. Il film è stato presentato il 14 febbraio scorso nelle sale UCI Cinemas di Parco Leonardo, nel comune di Fiumicino, Roma, ottenendo un grande riscontro di pubblico con nostra, non lo nascondo, grande meraviglia.
D. Che cosa ne pensa del cinema italiano, gode di un buono o di un cattivo stato di salute? Che cosa ne pensa dei cinepanettoni, degli Zalone e delle commedie che riempiono le sale? Pensa ci sia spazio per i nuovi autori?
R. Il cinema italiano, la grande industria del cinema nel suo complesso, sconta le difficoltà proprie del mondo che viviamo. La mercificazione della cultura e dell'arte è oggi giunta a uno stadio particolarmente avanzato e limita fortemente le possibilità espressive del mezzo. Eppure le voci e le sensibilità originali ci sono, si fanno sentire. Penso ad esempio a Giuseppe Gaudino con il suo Per amor vostro.
Il cinema commerciale è in genere quello che crede di dover essere, anche se al suo interno a volte si scoprono realtà inaspettate. Bisogna sempre giudicare caso per caso, combattere i pregiudizi. In generale, comunque, non credo che qualcuno possa togliere spazio a qualcun altro. Chi ha necessità espressive difficilmente si ferma di fronte alle difficoltà. Perché queste non sono mai davvero insormontabili. Ciò che conta è credere, comunque, alla necessità che ci spinge a tentare esperienze tanto difficili quanto esaltanti. Di solito trincerarsi dietro le giustificazioni è segno di debolezza creativa. E se qualcosa deve sbocciare questo avverrà anche nelle situazioni più impensabili.
D. Tra i registi italiani acclamati come Sorrentino, Tornatore, Benigni ma anche Virzì, Genovese, Garrone, solo per fare qualche nome, chi apprezza?
R. Sono nomi altisonanti. E tanti sono i lavori interessanti che hanno realizzato. Di fronte alla loro esperienza, alla loro capacità, mi inchino. Ma non è questa l'idea di cinema che porto nel cuore.
D. Del cinema italiano, della scuola italiana della liberazione come la definì Bazin, del neorealismo, ma anche di un cinema successivo - Visconti, Rosi, Petri, per esempio – ama qualche regista in particolare?
R. Non posso non amare la grande stagione del cinema italiano. Essa rappresenta a tutt'oggi una bussola per chi voglia cimentarsi con questa forma espressiva. I nomi di maggior spicco, che mi sono più cari, sono senz'altro quelli di Visconti, Antonioni, Fellini. Ma fare una selezione è davvero troppo difficile. Tutto il cinema italiano di quel periodo è per me di grande interesse.
D. Del cinema straniero – da quello francese allo spagnolo, orientale, statunitense tedesco e indiano – ama qualche autore?
R. Posso fare qualche nome per dare il senso dei miei gusti. Prediligo il cinema europeo. Tra i tanti registi, oltre quelli citati - Tarkovskij innanzi tutto - direi Bergman, Bunuel, Bresson.
D. Lascio a lei lo spazio per una riflessione a conclusione di questa intervista, ringraziandola per essersi raccontato facendosi così conoscere ai lettori di Ostia Tv.
R. Penso che fare un film significhi in fondo aprire degli spazi creativi, dando spazio a forme mai prime tentate. Per cui mi aspetto che sia solo il primo. Che ne seguano altri e che dia la possibilità di vivere nuove esperienze. Che sia, insomma, solo l'inizio di un percorso. Perché l'esperienza creativa ha a che fare con l'amore. E chi scrive porta un dono, ha un'offerta da fare.
LEONARDO BONETTI - Leonardo Bonetti (Roma, 1963) è un poeta e scrittore italiano. Laureato in lettere all'Università La Sapienza di Roma con una tesi dal titolo La metrica della Scapigliatura tra infrazione e tradizione, ha pubblicato su diverse riviste letterarie e cinematografiche tra cui Il Caffè illustrato, L'Illuminista, 451 Via della Letteratura della Scienza e dell'Arte, l'immaginazione, ET Cinematografica, La Gru, Rifrazioni. I suoi libri hanno ricevuto importanti riconoscimenti come il Premio Nabokov 2009, il Premio Carver 2011 e il Premio di poesia Lorenzo Montano 2012. L'opera che lo ha portato all'attenzione dei lettori è il romanzo d'esordio Racconto d'inverno. Ha recentemente scritto e diretto il film indipendente Un amore rubato (Roma, 2016)
LE OPERE - Racconto d'inverno, Marietti, Milano 2009 (Premio Nabokov 2009) Racconto di primavera, Marietti, Milano 2010 - nota critica di Walter Pedullà - (Premio Carver 2011) A libro chiuso, Sigismundus, Ascoli Piceno 2012 - nota introduttiva di Antonio Prete - (Premio di poesia Lorenzo Montano 2012) Racconto d'estate, Marietti, Milano 2012 - (finalista Premio Celano 2013) na storia immortale, Italic peQuod, Ancona 2013 Donina (un ritorno), (mediometraggio indipendente), Roma 2015 La quercia nella fortezza, Italic peQuod, Ancona 2015 Un amore rubato, (lungometraggio indipendente), Roma 2016 Una relazione pericolosa, Italic peQuod, Ancona 2016.
SCHEDA FILM - “Un amore rubato” è un film sul disagio urbano, sui giovani, sulla difficile integrazione all’interno delle nostre città. Ma anche una storia d’amore. Un amore impossibile, forse, tra un giovane montenegrino dedito a piccoli furti e una ragazza figlia dei nostri tempi.
LA STORIA - Ardiel, un ladruncolo di origini montenegrine, tenta un furto con un suo complice in un condominio della periferia romana. Il colpo va a vuoto ma, durante la fuga, il giovane incrocia sulle scale una ragazza: Alice. Uno sguardo tra i due sembra essere sufficiente a segnare il loro destino. Da quel momento si cercano, ognuno a suo modo, ognuno con un suo scopo. Lui, in particolare, torna per tentare il furto, stavolta nel palazzo accanto. Ma un nuovo incontro tra i due, più significativo, aprirà la strada a uno sviluppo imprevisto. La vita del condominio, nel cuore della periferia romana, è l’ambiente da cui prendono vita i personaggi in un intreccio di amori difficili, sospesi, segnati dall’impossibilità. In un mondo che sembra non riconoscere più alle sue creature la libertà di scelta. Ma se un amore è davvero impossibile cosa rimane ancora da cambiare? È l’amore stesso, contro tutte le convenienze, a incarnare l’ultima possibilità di cambiamento.
Produzione: Italia Durata: 100’ Soggetto: Leonardo Bonetti Sceneggiatura: Leonardo Bonetti e Anna Tarantino Segretaria di Edizione: Gianna Capoccia Truccatrice: Paola Feraiorni Ambientazione e scenografia: Anna Tarantino Microfonista: Antonio De Sisinno Direttore della Fotografia: Michele Baruffetti Regia: Leonardo Bonetti.
GLI INTERPRETI - Personaggi e interpreti: Alice Medina Kadriu Dadda Chiara Bonetti Ardiel Pajtim Kadriu Antonio il portiere Tonino De Sisinno Francesco Alessandro Capoccia Andrea Valerio Marcangeli Loredana (madre di Francesco) Gianna Capoccia Jakso Vincenzo Napolitano L'Amministratore Vincenzo Di Brango Anna (amica di Alice) Valentina Capoccia Romina (madre di Dadda) Paola Feraiorni Alessandro (padre di Alice) Alessandro Di Somma Il ladro Guido Colangelo La signora Garrella Gabriella Castagna Valentina Soriano Arianna Adamo Primo rapper Antonio Comentale Secondo rapper Bad Peace Il brigadiere Palmacci Americo Leoni Prima condomina Sonia Dalla Puppa Seconda condomina Ivana Bilotta Il signor Cammarata Alberto Quadraccia Pseudo Amina Jessica Pinti Il dj "Lo Stregone" Davide Balestri Primo ballerino (amico di Ardiel) Lorenzo Nardi Secondo ballerino Mirko Frioni Barman e terzo ballerino Emanuele Leonardi Amica di Dadda Giulia Ghiglia Alla biglietteria della discoteca Mara Carla Rossi Prodotto da cinemacomesogno © 2016
L’EVENTO – Domenica 3 aprile, ore 18, presso il centro culturale Affabulazione, piazza Marco Vipsanio Agrippa 7a, Ostia.
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