“L’antimafia non si esaurisce nell’attività investigativa e giudiziaria ma ha senso se si conclude con la restituzione ‘efficace’ dei beni confiscati alla comunità che devono essere tutelati”

Ostia (Rm) – “Su quanto è accaduto alle cabine dello stabilimento Village nella notte tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana stanno indagando gli inquirenti. L'auspicio è che, nel più breve tempo possibile, sia fatta luce su un fatto ad ogni modo inquietante. Quegli spazi, sequestrati al potentissimo Clan Fasciani, non sono spazi ‘anonimi’: sono un simbolo di riscatto, di lotta alle mafie, di riconquista del territorio da parte dei cittadini, di lotta all'assuefazione della presenza mafiosa nel Municipio”. 

Lo dichiara in una nota Marco Possanzini Presidente Commissione "PNRR, Giubileo" e componente dell'Osservatorio Municipale per la Legalità e l'Antimafia Sociale.


“Uno dei punti cardine della lotta alla criminalità organizzata è il recupero a fini sociali dei patrimoni accumulati grazie alle attività malavitose. Con la valorizzazione ed il recupero a fini sociali dei beni confiscati si cerca di ‘indennizzare’ la società civile rispetto al danno provocato dall’azione violenta e intimidatoria della criminalità. Si tratta di un principio cardine del contrasto culturale al radicamento territoriale delle organizzazioni malavitose che ha consentito nel tempo di avviare una serie di iniziative con finalità sociali, anche con forti contenuti di carattere simbolico, in grado di costruire un antidoto alla pervasività del fenomeno mafioso e al tempo stesso di offrire opportunità di sviluppo e servizi per tutta la collettività, in particolare per la parte più fragile della nostra società. Per questo i beni sequestrati e riconsegnati alla società devono essere tutelati” prosegue Marco Possanzini. 

“Ed allora ci si chiede perché, al netto di quanto accaduto, quella struttura balneare ha incontrato così tante difficoltà nella gestione. Basta fare due passi all'interno per comprendere come qualcosa non abbia funzionato. Correva l'anno 2023 quando la Magistratura Contabile ha lanciato l'allarme sui patrimoni sequestrati alle mafie dettagliando quali siano ancora le difficoltà che non rendono effettiva la restituzione dei beni ed il loro utilizzo da parte dei soggetti indicati dall'Agenzia per i Beni Confiscati. C’è il rischio di lasciarsi sfuggire un’opportunità per affermare la ‘primazia dello Stato sulla criminalità’. Specie se la pubblica amministrazione non metterà in campo azioni ‘veramente innovative’” continua. 

“Sono queste, in sintesi, le conclusioni a cui giunge la Corte dei Conti nella relazione con cui (dopo le istruttorie del 2010, 2014 e 2016). Sono diverse le cause che limitano la destinazione e l'utilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata. È la stessa Agenzia che le elenca in risposta all’attività istruttoria svolta dai giudici contabili. Pesano, oltre la nota carenza di risorse finanziarie degli Enti locali e del Terzo settore necessarie per rendere funzionali i beni, la scarsa conoscenza dell’esistenza di finanziamenti utilizzabili e delle relative modalità di acquisizione; l’insufficienza delle capacità tecnico-amministrative delle pubbliche amministrazioni destinatarie; le condizioni qualitative e manutentive dei beni confiscati; la mancanza di appetibilità di alcuni beni in relazione sia alle loro caratteristiche giuridiche, ad esempio i fondi interclusi o le confische pro-quota, sia alle caratteristiche tecnico-urbanistiche, si pensi alla diffusa presenza di abusi, anche insanabili, e alla difficoltà di variazione delle destinazioni d’uso”. 

“L’antimafia non si esaurisce nell’attività investigativa e giudiziaria ma ha senso solo se si conclude con la restituzione ‘efficace’ dei beni confiscati alla comunità, anche se questo dovesse significare l'istituzione di canali preferenziali, così come specifici finanziamenti pubblici, per l'utilizzo da parte dello Stato dei beni sequestrati. Per questo servono più controlli, più risorse pubbliche, e delle normative atte allo scopo in grado di permettere un efficiente utilizzo dei beni confiscati altrimenti lo Stato sarà battuto nella lotta alle mafie durante il secondo tempo dello scontro e cioè quando l'assuefazione e la rassegnazione dei cittadini prevarranno sulla voglia di eradicare dalla società criminalità e malaffare. Nella lotta alle mafie, nessun passo indietro nemmeno per prendere la rincorsa. Per quel che posso, farò in modo che questo tema sia affrontato anche durante i lavori dell'Osservatorio Municipale per la Legalità e l'Antimafia Sociale” sottolinea il consigliere Possanzini, componente dell’Osservatorio per la Legalità e l’Antimafia Sociale.